I nuovi colori della chiesa di Santa Maria Maggiore in anteprima al Salone del Restauro di Ferrara

PADIGLIONE 5 – STAND C3

Sarà presentato alla manifestazione di Ferrara (30 marzo-2 aprile) l’intervento no-profit di riqualificazione cromatica degli interni della chiesa di Mirabella Eclano (AV) curato da Massimo Caiazzo con Giuseppe Albanese, progetto dell’illuminazione di Daniela Morelli, consulenza scientifica per l’inserimento delle opere d’arte di Andrea B. Del Guercio – parroco Don Remigio Spiniello

Copia di S.MariaSezione-Caiazzo

FERRARA 21 marzo 2011 – Sarà presentato in anteprima – dal 30 marzo al 2 aprile – alla XVIII edizione del “Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali” – il più importante evento nazionale dedicato all’arte del restauro e della conservazione del patrimonio artistico – l’intervento di riqualificazione cromatica di una Chiesa italiana, Santa Maria Maggiore di Mirabella Eclano, in provincia di Avellino.

Il progetto, primo nel suo genere – ideato e coordinato dal prof. Massimo Caiazzo, presidente dell’IACC (International Association of Color Consultant) Italia con Giuseppe Albanese – nasce con l’obbiettivo di ideare soluzioni che, utilizzando le potenzialità del colore, contribuiscano a migliorare l’estetica e la vivibilità complessiva di tutti quei luoghi che per varie ragioni, non hanno potuto godere dell’attenzione che meritavano.

Si tratta di un progetto di riqualificazione cromatica coerente e meticoloso perchè si basa suosservazioni scientifiche che analizzano tutte le componenti che concorrono a garantire un rapporto equilibrato tra luce (sia naturale che artificiale) e colore. Nel pieno rispetto della valenza culturale e monumentale di questo antico luogo di culto, il progetto si limita a interventi mirati e puntuali con l’obbiettivo di pervenire a un risultato che non sia solo esteticamente piacevole ma che anzi, andando verso un più esteso concetto di serenità fisica e spirituale, possa supportare al meglio la permanenza all’interno della chiesa nel corso delle funzioni religiose.

La chiesa, risalente all’XI secolo nell’arco della sua storia è stata ricostruita più volte, con grande pazienza e con una forza d’animo non comune, poiché Mirabella Eclano si trova in una delle aree più sismiche d’Italia, l’Irpinia. L’intervento si era quindi reso necessario perché l’edificio versava in condizioni di diffuso deterioramento. E visto che la parrocchia non godeva delle risorse economiche sufficienti a coprire tutti i costi, l’intervento è stato concepito comemodello di cooperazione tra tutti i vari soggetti coinvolti.

Il team progettuale ha prestato la propria opera senza fini di lucro e l’azienda Sikkens (gruppo Akzo Nobel), leader mondiale dell’industria di prodotti vernicianti, sulla scorta della proficua esperienza denominata “Colore al carcere di Bollate” (ideata da Massimo Caiazzo nel 2008) ha fornito gratuitamente tutti i materiali per la realizzazione dei lavori.

La tavolozza scaturisce dall’elaborazione filologica delle frammentarie informazioni desunte dal contesto attuale ed è formulata sulla base dei colori degli affreschi presenti nella parte alta delle pareti della navata centrale e dei dipinti posti sul soffitto che possono ritenersi con certezza risalenti all’impianto settecentesco. I colori, tratti dai dipinti realizzati nel 1749 a tempera da Giuseppe Tomaioli che Luigi Vanvitelli definì “uno dei migliori pittori del Regno”, sono stati prima schiariti e desaturati e poi ordinati seguendo la modulazione progressiva dei colori dell’arcobaleno.

Il progetto cromatico assume una spiccata valenza culturale e simbolica poiché si articola seguendo un ideale percorso spirituale rappresentato in termini cromatici dal graduale passaggio di temperatura del colore che conduce al meraviglioso cristo ligneo del secolo XI collocato nell’abside, metafora del passaggio dalla carne (colori caldi) allo spirito (celeste) attraverso tutti i suoi gradi intermedi.

L’obiettivo è generare un clima cromatico naturale, armonico e continuamente cangiante, ottimizzando la percezione dei volumi, della temperatura e della stima del tempo trascorso in chiesa e ottenere, anche dal punto di vista fisiologico, un valido supporto alla concentrazione in ogni momento della giornata.

Come vuole la tradizione delle vetrate artistiche delle cattedrali, presumibilmente la finestra absidale di Santa Maria Maggiore doveva essere colorata anche se non esiste alcun documento da cui trarre informazioni attendibili sulla sua foggia originaria. Oltre a esprimere il significato religioso e artistico dell’iconografia cristiana, le vetrate colorate assumono una valenza terapeutica. Infatti, l’irradiazione delle onde elettromagnetiche emesse dalla luce colorata è da sempre considerata una fonte inesauribile di vitalità e per proprio questo, nei luoghi di culto, si è sempre praticata una forma antichissima di “cromoterapia popolare”

Per ricreare almeno fisicamente la vibrazione della luce colorata, espressione più suggestiva della spiritualità, Massimo Caiazzo ha ideato l’opera “Archetipo Mediterraneo” che, collocata in corrispondenza del cristo ligneo, genera un riverbero concentrico di luce colorata la cui rifrazione lo completa sottoforma di sfondo luminoso. Tra i vari soggetti che caratterizzano l’iconografia sacra la stella a otto punte che racchiude in sé l’origine del mondo e rappresenta proprio il percorso che conduce dalla materia allo spirito, costituisce uno dei più antichi simboli delle civiltà del Mediterraneo  incontro ideale tra la cultura cristiana, quella ebraica e quella musulmana.

Nella piccola cappella posta alla sinistra dell’altare, con il coordinamento scientifico di Andrea B. Del Guercio, Direttore del dipartimento di Arti e Antropologia del Sacro dell’Accademia di Belle Arti di Brera Milano, è stata collocata l’opera realizzata con ago-incisione dal titolo “Lettera alla Madonna” donata dall’autore Carmine Sabbatella. Questa opera di grandi dimensioni rappresenta il momento di più significativo valore di una produzione che Sabbatella ha dedicato alla rivisitazione e interpretazione del patrimonio iconografico cristiano e più specificatamente all’esperienza della devozione mariana e dei santi; le morbidezze della tradizione tardo quattrocentesca appare rispettata dall’artista ma trascritta con gli strumenti impegnativi della contemporaneità, sia sul piano dei materiali che delle intenzioni. La lastra di ferro sostituisce la tela e la pittura a olio con la mirata volontà concettuale di sottolineare nella forza e nel peso la persistenza nel tempo di un’esperienza umana e divina; a questi dati si aggiunge il momento del rigore e della concentrazione cosi che la stessa fruizione sia tesa e mirata, partecipata ma attenta.

TEAMWORK:

Ideazione; coordinamento; progetto del colore: prof. Massimo Caiazzo, IACC ITALIA

Direzione lavori; gestione fonti documentarie e rappresentazioni grafiche: arch. Giuseppe Albanese

Progetto dell’illuminazione: arch. Daniela Morelli – Lightlive Srl

Sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Salerno e Avellino

Main Sponsor prodotti vernicianti: Sikkens (Akzo Nobel)

Consulenza culturale: Armando Fagotto

Consulenza tecnica: Giuseppe Fischetti

Partner tecnico illuminazione: Viabizzuno

Realizzazione: Impresa Battista e Antonio D’Andrea per Capossela restauri

Elettricista: Nicola Vecchia

Carmine Sabbatella: opera “Lettera alla Madonna” (ago-incisione 120 cm x 110 cm)

Coordinamento scientifico di Andrea B. Del Guercio, Direttore del dipartimento di Arti e Antropologia del Sacro dell’Accademia di Belle Arti di Brera Milano.

Fotografie: Saverio Mauriello

Ufficio Stampa: ldp Milano

IACC ITALIA

alzaia naviglio pavese, 274 – 20142 Milano

www.iacc-italia.org – iacc.italia@massimocaiazzo.com -

phone. +39 0222222896 – +39 3355927737

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