Patrimonio cromatico #1

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Il colore, con la sua straordinaria capacità di raccontare ogni aspetto della vita,  è un prezioso strumento per comprendere la condizione umana.

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Castello di Berlino – Living Room 1849 c.a. – Il soffitto, caratterizzato da differenti gradi di saturazione dell’azzurro, è un ottimo esempio di equilibrio cromatico. (© Interieurs der Biedermeierzeit – Museum Schloss Fasanerie)

Soprattutto nell’ambito dell’architettura, del design e della moda, i colori sono profondamente legati ai contesti geografici, storici e politici, tanto da poter essere considerati una vera e propria “cartina al tornasole” dello spirito dei tempi, lo Zeitgeist.

In questo e nei prossimi post prenderemo in esame alcuni dei periodi storici più significativi (a partire dalla rivoluzione industriale) dal punto di vista cromatico: una preziosa eredità che non dovrebbe mai andare perduta.

Architettura – I colori del Biedermeier: le teorie di Goethe.

Studio del Principe Adalberto - 1858 - L'insolita combinazione tra un leggerissimo lilla e il legno biondo genera, in questo caso, un contrasto di polarità che contribuisce alla percezione sinestetica di un ambiente profumato, dal gusto dolce e, potremmo aggiungere, raffinato e trasgressivo al tempo stesso.

Studio del Principe Adalberto – Berlino, Palazzo di Leipziger Platz, 1858 – L’insolita combinazione tra un leggerissimo lilla e il legno biondo genera, in questo caso, un contrasto di polarità che contribuisce alla percezione sinestetica di un ambiente profumato e dal gusto dolce, raffinato e trasgressivo al tempo stesso. (© Interieurs der Biedermeierzeit – Museum Schloss Fasanerie)

Il periodo Biedermeier si riferisce alla stagione che tra il 1815, anno del Congresso di Vienna, e il 1848, vide la crescita e lo sviluppo culturale della classe borghese. Identificato come “stile borghese”, in senso dispregiativo è paradossalmente sinonimo di assenza di stile. Tuttavia è proprio in questo periodo che nasce il termine “stile”, sostituendosi gradualmente alla raffinata visione estetica aristocratica.

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Stanza della Duchessa Marianne Von Hessen – Bad Homburg Schloss, 1860 – Il rosso dominante esprime lo status dell’alta aristocrazia, e pur potendo risultare iperstimolante e pomposo, dalla contrapposizione tra il rosso carminio degli interni e il giardino verde e rigoglioso, scaturisce un rapporto di complementarietà gradevolissimo. (© Interieurs der Biedermeierzeit – Museum Schloss Fasanerie) p.s.: se la vostra casa non affaccia su un magnifico giardino non esagerate con il rosso!

Il Biedermeier fu dunque un periodo di transizione, tra il lusso in cui viveva l’aristocrazia e le aspirazioni dell’emergente classe borghese. Da questo contrasto fiorirono stili artistici più o meno coerenti nei diversi campi. Dalla musica alla letteratura, dalle arti visive sino alle istanze di un nuovo modo di pensare lo spazio, gettando le basi per quello che in futuro sarà il design. A proposito dei colori, in questo periodo si consuma la diatriba tra le teorie goethiane e quelle newtoniane. Proprio la teoria dei colori, pubblicata da Goethe nel 1810, gode di grande popolarità e la colta aristocrazia, applica diligentemente le sue osservazioni sui colori. Di lì a poco, nel 1839, il chimico francese Eugène Chevreul, con la sua pubblicazione sull’influenza reciproca dei colori, provò a definire sistematicamente i rapporti di complementarietà, che tanto influenzarono le future generazioni di pittori, da Delacroix a Degas, da Seurat a Signac.

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