Preferiamo i colori che ci fanno stare bene

No preferisco il giallo, avrebbe risposto il pittore Vasilij Kandinskij, un colore che per lui era fonte di energia, un elemento essenziale dello spirito. Dietro la scelta di una tinta c’ è infatti un mondo complesso. Cosa lo muove? I nostri stati d’ animo, le esperienze accumulate nella vita, il determinismo del nostro genoma, i comportamenti adattativi ereditati dai nostri antenati preistorici?

Una nuova teoria, detta «ecologica» della valenza affettiva e messa a punto da due psicologi dell’ University of California di Berkeley, sostiene che le nostre preferenze cromatiche partono dal valore che un oggetto ha per ciascuno di noi: se ci piace o è percepito positivamente, il suo colore diventa automaticamente attraente. Un esempio? Amo il Milan o l’ Inter, quindi mi piace il rosso-nero o il blu-nero. Il percorso mentale inverso è invece possibile per gli oggetti artificiali: un’ automobile del colore preferito diventa bella ai nostri occhi. In altre parole, nasciamo con poche preferenze e nella grande maggioranza impariamo a costruircele nel corso della nostra esistenza. A queste conclusioni gli scienziati californiani sono giunti sottoponendo a una serie di test circa 300 persone, suddivise in quattro gruppi: al primo è stato chiesto di esprimere quanto piacciano 32 colori scelti tra tutti quelli possibili; al secondo di elencare oggetti che avessero come colore caratteristico quello osservato; al terzo di valutare quanto positivi o negativi fossero gli oggetti rispetto alle emozioni che suscitavano; e al quarto di giudicare la forza del legame colore-oggetto (quanto il colore arancio per esempio è caratteristico dell’ arancia). Morale, i partecipanti alla sperimentazione erano attratti dai colori associati a oggetti che nella loro esperienza avevano suscitato reazioni positive. Preferivano per esempio il blu e l’ azzurro perché collegati all’ acqua e al cielo, mentre respingevano le tinte marroni perché riferibili alle feci e al cibo avariato. L’ attrazione per una tonalità piuttosto che per un’ altra è legata senz’ altro a un’ emozione, ma fa anche capo a una scelta adattativa: i colori amati sono in ultima analisi quelli che favoriscono, o comunque non ostacolano, la nostra sopravvivenza, il nostro benessere e la riproduzione della nostra specie. La teoria «ecologica» della valenza affettiva non è che l’ ultima di una lunga serie di interpretazioni. «La nuova teoria ci rende oggi consapevoli del fatto che la preferenza cromatica è il risultato di un nostro atteggiamento positivo verso un oggetto che si è trasferito sul colore di quest’ ultimo a cui resta attaccato», spiega Osvaldo da Pos, professore di psicologia della percezione all’ Università degli Studi di Padova. «Nel momento in cui diciamo per esempio “Mi piace il bianco” non pensiamo tuttavia più a quell’ oggetto che ha suscitato in noi soddisfazione: l’ associazione oggetto-colore costruita nell’ apprendimento viene spesso dimenticata». L’ innovativa visione spiega definitivamente le nostre scelte? «Solo parzialmente», ribatte Osvaldo da Pos. Dunque, la preferenza per i colori sembra essere determinata sia dal nostro substrato genetico e sia dall’ ambiente specifico in cui ci troviamo a vivere. Manuela Campanelli RIPRODUZIONE RISERVATA 1 L’ esperimento In trecento divisi per quattro Al test hanno partecipato 300 persone suddivise in quattro gruppi, ognuno dei quali ha espresso le preferenze riguardo ai colori 2 L’ attrazione positiva Tutti i partecipanti erano attratti dai colori associati ad oggetti che nella loro esperienza avevano suscitato esperienze positive.

Campanelli Manuela
da Il Corriere della Sera

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